Trekking dei Monti Aurunci
27/04/2007

Trekking dei Monti Aurunci

27 aprile - 2 maggio 2007

Rispettando una gradita tradizione, anche nel del 2007 i Soci dello Ski Club hanno avuto l’occasione di compiere un affascinante trekking primaverile mescolando paesaggi marini e montani. La meta prescelta per quell’anno sono stati i Monti Aurunci, che ben pochi di noi conoscevano, ma che non hanno segreti per il nostro amico Franco Ottone, il quale per motivi di lavoro ha frequentato a lungo quelle contrade (nelle quali ha persino una casa di vacanza) e ha organizzato per noi un magnifico itinerario, curatissimo in ogni particolare e davvero indimenticabile.
Come anche in occasione di altri trekking del genere, la marcia di avvicinamento è avvenuta in treno, nottetempo. La mattina del 28 aprile un ardimentoso manipolo di soci dello Ski Club, un po’ sfatti dopo la notte in cuccetta, ma subito ringalluzziti dall’accoglienza di Franco, si sono calati dal treno in quel di Formia, allettati dalla prospettiva di una colazione a base di sfogliatelle. Sia detto fin da subito che il côté gastronomico di questi giri è sempre di tutto rispetto, e in questo caso si è rivelato addirittura eccezionale per la qualità dei posti di ristoro e dei menu prescelti. Le sfogliatelle, dunque, non sono state che l’inizio. Un comodo pullmino venuto a prenderci ci ha scodellati a Marànola di Formia (alzi la mano chi sa dove si trovi; no, Franco Ottone, tu non alzarla, sei fuori concorso!), un pittoresco paesino poco lontano da Formia, come dice il suo nome, arroccato in una bellissima posizione panoramica sulla montagna. Qui siamo stati sistemati in tre diversi bed and breakfast, tutti vicini tra loro e disseminati nelle strette viuzze del borgo. Giusto il tempo di depositare i bagagli e ricomporre le fattezze di quanti non erano riusciti a dormire in treno, ed ecco i nostri intrepidi eroi pronti a dare inizio alle loro escursioni.
La prima meta è stata, a Gaeta, il parco di Monte Orlando: in posizione dominante sul mare, coperto da una varia e fitta vegetazione, con agevoli e panoramici sentieri, ci ha offerto il primo splendido assaggio di ciò che questa bellissima terra aveva in serbo per noi. Sulla sommità il parco riserva una sorpresa agli appassionati di antichità, perché ospita la tomba monumentale di L. Munazio Planco, uomo politico romano vissuto ai tempi di Cesare e di Augusto, che si distinse per una certa facilità a cambiare casacca schierandosi sempre rigorosamente dalla parte del vincitore: un atteggiamento che avrebbe fatto scuola… Il suo mausoleo, uno dei meglio conservati del mondo classico, ci ha fatto ombra mentre consumavamo il nostro picnic. Monte Orlando è una miniera di sorprese: non ci aspettavamo, per esempio, di trovarci incastonato un venerato santuario, detto della Montagna Spaccata per una profonda fenditura che si apre nella roccia e che una pia tradizione vuole che si fosse prodotta a séguito del terremoto che scosse la terra alla morte di Cristo. Ancora più impressionante è la Grotta del Turco, alla quale si scende, in un cupo anfratto molto suggestivo in riva al mare, attraverso una scala intagliata nella roccia di 270 gradini circa (in parecchi abbiamo provato a contarli, ma abbiamo perso il conto). Narra la leggenda che in questo recesso nelle viscere del monte e delle rocce i pirati, o forse più prosaicamente i contrabbandieri, nascondessero i loro tesori. E non si potrebbe immaginare contrasto più forte di quello tra il tenebroso abisso della Grotta del Turco e la dorata spiaggia di sabbia finissima e soffice che si stende ai piedi del Monte Orlando, dove noi abbiamo appoggiato i nostri, di piedi, con grande voluttà.
Dopo Monte Orlando, Gaeta ha schierato davanti ai nostri occhi incantati le sue antiche chiese medievali, compresa quella, dalla volta a botte interamente dorata, dove a Pio IX venne l’idea del dogma dell’Immacolata Concezione. E poi Formia, anch’essa piena di ricordi storici, dalla tomba detta di Cicerone (dove il nostro socio avvocato Giuseppe Volante, in memoria dell’antenato dei prìncipi del foro, si è soffermato in pio raccoglimento), alla meravigliosa cisterna sotterranea romana, una stupenda cattedrale scavata nel tufo dove si raccoglieva l’acqua, che in parte c’è ancora e conferisce all’ambiente una suggestione straordinaria.
Dopo tante visioni affascinanti, anche lo stomaco voleva la sua parte, ed è stato accontentato: a Marànola, nostro punto di riferimento, il ristorante Il Muntano gestito da Efisio e da sua figlia Patrizia (sardi di origine) ha coronato degnamente la giornata con un eccelso menu di antipasti, pasta alle noci, costatine di maiale, dolci…
La giornata successiva, domenica 29 aprile, prevedeva nel sapiente programma di Franco Ottone la traversata Esperia-Pornito, che avrebbe dovuto offrirci magnifici panorami e un’alternanza di creste e valli. Il tempo, tuttavia, non ci è stato amico, e ha privato lo scenario dello smalto del sole (come direbbe un ottimista), o più precisamente ci ha tenuti sotto la costante minaccia della pioggia (come in modo più vicino al vero direbbe un pessimista). Un pittoresco signore del posto, espertissimo di questi sentieri, probabilmente sopravvalutando le nostre forze e le nostre ambizioni, ci ha strenuamente condotti sotto nubi via via sempre più cupe dapprima in splendide faggete alternate a oasi di pascoli verdi, dove qua e là occhieggiavano i “pagliari”, costruzioni rustiche con il tipico tetto di canne; poi dritti su per una ripidissima foresta, attaccando la direttissima verso la cresta; infine, ormai giunti sulle cime, su un sentiero ben marcato fino al Redentore, statua di ghisa che domina dall’alto la baia di Formia (e che gli abitanti del posto hanno portato a spalle fin quassù!). Ci dicono che il panorama, quando il cielo è sereno, è bellissimo e si vedono le Isole Pontine. Ce lo immaginiamo: ma le nubi coprono ogni cosa e una fitta nebbia va e viene giocando con le montagne e con le nostre diottrie. Non ci resta, a questo punto, che ridiscendere, non senza una sosta al santuario di San Michele Arcangelo, che come è noto è un personaggio che predilige i luoghi elevati e impervi, e ha qui un edificio rupestre molto suggestivo, scavato nel fianco della montagna (e dal quale, manco a dirlo, si vedrebbe un bel panorama, se solo le nubi si dimostrassero un po’ collaborative). Va detto che però la pioggia presa fu poca in rapporto al colore del cielo. I nostri eroi si sono consolati presto: a tavola il panorama era ben visibile e Il Muntano ci ha offerto un sontuoso scenario di antipasti, tagliolini, filetto di carne argentina e dolci a go-go.
Il giorno successivo, lunedì 30 aprile, invece, la pioggia si è scatenata. Anziché lanciarci, come previsto, in impervie traversate di monti e vallate, saggiamente Franco Ottone modifica l’itinerario: dapprima ci porta al Santuario della Madonna della Civita, verso il quale si snoda una lunga Via Crucis che percorriamo interamente; collocato in posizione dominante, il complesso offrirebbe, di nuovo, bei panorami, se solo il sole si decidesse a far capolino. Ma non lo fa; e allora ci limitiamo ad ammirare gli ex voto e l’icona della Vergine, una delle tante che la tradizione attribuisce a San Luca (è vero che era un santo, ma come faceva a scrivere il Vangelo e seguire Gesù e dipingere così tanti quadri? dove trovava il tempo?). Dopo aver ammirato il sacro, passiamo al profano: il pullman ci porta ad Itri, il paese di Fra Diavolo, dominato dal suo castello, che la pioggia battente rende ancor più sinistro. Ma qui il maltempo non guasta, anzi crea l’atmosfera. E anche il vicino tratto di strada romana (la via Appia) perfettamente conservato, che andiamo a vedere, grazie alla pioggia è così lucido da sembrare incerato. Ah, che strade avevano questi Romani. E come le tenevano bene.
Data l’ostinazione della pioggia, completiamo la giornata rifugiandoci nel Museo di Antichità di Formia, con molti resti rinvenuti nella città, sculture trovate nel foro, frammenti architettonici, mosaici, ceramica. Per intonarsi all’umidità, il nostro ristorante ci ha preparato una squisita cena a base di pesce (tagliolini all’astice seguiti da calamari, polpi e seppie). E dopo cena, per concederci un tuffo nella mondanità del luogo, andiamo a vedere, in una chiesetta medievale di Marànola, un originale presepe secentesco di terracotta dipinto, di grandi dimensioni e di suggestivo allestimento.
Martedì 1 maggio il tempo migliora, e non piove più, ma ormai il nostro programma prevede di fare i turisti e non più gli alpinisti. Ci rechiamo così a Fossanova, attraversando le famigerate paludi Pontine, e sostiamo a lungo davanti alla celebre abbazia, dove visitiamo la cella nella quale morì Tommaso d’Aquino, e il bellissimo chiostro con il refettorio e la sala capitolare (nel locale piccolo negozio vendono degli squisiti biscottini al limone che avrebbero fatto risuscitare Tommaso, se solo li avesse potuti assaggiare). Poi si va a Sperlonga, paesino tutto bianco su un cucuzzolo sul mare. E’ un posto molto turistico e per noi rudi montanari  anche troppo affollato; ma ci divertiamo a passeggiare tra vicoli candidi e negozietti di cianfrusaglie, osservando di sottecchi lo sguardo stupito di chi, in infradito e pareo o bermuda, nota i nostri scarponcini da montagna e i nostri pesanti zaini, chiedendosi probabilmente da quale pianeta proveniamo…
Il resto della giornata è all’insegna delle antichità: il nostro picnic di mezzogiorno si svolge al cospetto dei maestosi ruderi della villa di Tiberio a Sperlonga, una delle molte residenze di questo imperatore che odiava stare a Roma e che probabilmente i Romani odiavano; non ci perdiamo la grotta che si apriva accanto alla villa, a pelo dell’acqua, dove l’imperatore aveva fatto ricostruire un sofisticatissimo ambiente sfavillante di marmi e mosaici in cui troneggiavano grandi gruppi scultorei (che abbiamo ammirato nel museo, benché molto rovinati) riproducenti episodi delle avventure di Ulisse. Un giorno, narrano gli storici antichi, la volta della grotta crollò; ma Tiberio fu salvato per il rotto della cuffia. Come di solito succede in questi casi, ad andarci di mezzo furono i suoi servitori.
L’ultima visita è a Minturno, città romana della quale ammiriamo il teatro, il macellum, le terme, la via Appia che l’attraversa… ma ormai è ora di prepararsi al ritorno. Un ultimo, succulento banchetto nel nostro delizioso borgo di Marànola (con i tortelloni di patate sardi detti culurzones, arricchiti di formaggio e menta, la porchetta col maialino di latte e i dolci sardi noti come seadas) e una passeggiata in paese alla ricerca di olio, olive e limoni locali per portarci a Torino qualche profumo e qualche sapore di questa terra meravigliosa baciata dal sole (ho scritto proprio sole?). La vacanza è finita. Nella notte, il treno ci riporta a Torino.
Grazie, Franco, di aver organizzato una gita così bella. Vogliamo tornarci e ripercorrere la parte di itinerario montano che abbiamo mancato. Se possibile, senza pioggia…


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