Massiccio dell'Esterel
21/09/1996

Massiccio dell'Esterel

Autore: Anna Ferrari

Tratto da: Bollettino

La vicenda è ambientata nella stupenda cornice della Costa Azzurra, tra Cannes, St. Raphaël e il massiccio dell'Esterel. Il periodo storico è il fine settimana del 21-22 settembre 1996. Per la cronaca, è un weekend rimasto famoso sulla costa francese per una tromba d'aria abbattutasi su St. Tropez e per allagamenti e piogge torrenziali equamente distribuiti nelle località del circondario; ma questo, per fortuna, lo abbiamo saputo dopo. I protagonisti sono un manipolo di ardimentosi soci dello Ski Club capeggiati da Paolo e Marisa Noire. Un ruolo non secondario tocca anche a un pullmino a nove posti (noleggiato) al cui volante siede con impareggiabile perizia il nostro Stefano.

L'avventura ha inizio. Ed è un susseguirsi di vicende perigliose.
In primo luogo la salute generale è gravemente messa a repentaglio da Giuliana Tellone, vero scrigno ambulante di morbi d'ogni genere. Con coraggio ammirevole Giuliana ha rinunciato a curarsi per non mancare alla gita. Si sente tuttavia nitidamente il tintinnio delle pastiglie d'aspirina nelle sue tasche. I compagni di viaggio manifestano alla poverina tutta la loro affettuosa comprensione, tenendosi però a distanza di sicurezza.
In secondo luogo la strada (passiamo da Limone, dal Col di Tenda e da Sospello) è dritta come può esserlo un gomitolo, benché Stefano giuri di aver passato la notte precedente a raddrizzarla. Nonostante l'innegabile abilità del guidatore, quando il mare ci appare all'orizzonte ci sentiamo tutti un po' come se fossimo stati un'oretta in una centrifuga. Per fortuna lungo la strada Dino Barattieri ci ha allietati con una serie di barzellette evocate dal cartello segnaletico di Scarnafigi: sembra che molte storielle siano ambientate in questa località.
Il terzo pericolo è rappresentato da una tarte au citron. Qui occorre spiegarsi meglio. Le nubi oscure che si accumulano sul mare inducono i nostri eroi a rinunciare al coraggioso progetto originario di tuffarsi nelle cristalline acque della costa dell'Esterel.

Che fare, allora? È ovvio: mangiare. C'è un localino grazioso ancorché deserto lungo la strada. Ci pensiamo noi ad animarlo, spazzolando via con impegno insalate niçoises e quant'altro. Al momento del dessert la torta al limone fa capolino. L'aspetto è dubbio, il sapore anche. Confidiamo che gli ospedali francesi conoscano l'antidoto e puntigliosamente la inghiottiamo fino all'ultima briciola. Noblesse oblige. Il cielo è grigio cupo tendente al nero, ma non piove ancora. Da veri sportivi, ci spingiamo allora — invece di poltrire in un'indegna pennichella post-prandiale — sul capo dell'Esterel, dove il promontorio si protende su un mare piuttosto spumeggiante, offrendo alla vista una splendida sequenza di rosse scogliere e baie incantevoli.
Agili come daini scendiamo quasi in riva al mare. L'aria salsoiodica è un vero toccasana per il raffreddore di Giuliano; anche Gabriella comincia a starnutire, per solidarietà. Evitando il pericolo numero quattro — quello di precipitare dalla scogliera nel mare in burrasca — proseguiamo indefessamente nel nostro programma, che prevede una passeggiata di avanscoperta all'interno del massiccio dell'Esterel, anticipo della più sostanziosa camminata progettata per l'indomani. L'Esterel è un tipo piuttosto riservato e non si lascia avvicinare tanto facilmente, ma Paolo conosce le tattiche più opportune per accerchiarlo e alla fine eccoci trionfalmente nel cuore del massiccio. Il paesaggio è superbo: valli e montagne coperte di macchia mediterranea, scorci mozzafiato sul mare subito sotto di noi, cespugli immensi di erica in fiore. Isa pregusta già il mazzolino che potrà raccogliere domani. In questo paesaggio naturale di selvaggia bellezza sfidiamo il cimento numero cinque: decidiamo di fare una breve passeggiata tra un cocuzzolo e l'altro; il pullmino (ovvero Stefano) verrà a recuperarci più avanti.
Qui va detto che Dino Barattieri dimostra una volta di più che se è presidente onorario ci sarà pure una ragione: preferisce infatti la compagnia del pullmino alla nostra. E non viene con noi a spasso tra l'erica. Molto saggio. Siamo infatti a mezza costa sul sentiero, fra splendidi cespugli di erica fiorita, quando si mette a piovere. Prima con garbo, poi con molta decisione. Inutile aggiungere che, trattandosi solo di una passeggiata da nulla, nessuno di noi ha portato con sé ombrelli o mantelle. Giuliana anzi ha un delizioso paio di scarpini da ballo. Morale: quando risaliamo sul pullmino, a vista d'occhio sui nostri vestiti bagnati crescono i funghi. Dopo queste emozioni, sotto il diluvio raggiungiamo il nostro confortevole albergo, dove abbiamo il piacere di incontrare ben quattro esponenti della famiglia Roccavilla, che si uniscono a noi per l'ultimo cimento della giornata. Che consiste, tanto per cambiare, nello svolgimento di un'intensa ginnastica mandibolare. La scelta del ristorante, ben noto a Paolo e Marisa, si rivela eccellente. L'unico rischio è rappresentato, di nuovo, dal dessert (golosità punita) che nel piatto di qualcuno si materializza nella forma di una fetta di torta di mele di proporzioni abnormi, rigonfia e livida come per le conseguenze di una malattia infettiva. Mangiata a occhi chiusi si rivela però più che commestibile. Non è giunta a chi scrive notizia di malesseri di alcun genere toccati ad alcuno.

L'indomani mattina la serietà delle intenzioni atletiche del gruppo si rivela fin dal gagliardo assalto al buffet della colazione. Terminata la quale, però, piove a dirotto. Dopo un consulto si decide allora di mettere temporaneamente da parte i propositi sportivi e di puntare sul versante culturale, pronti però a catapultarci sull'Esterel se appena dovesse esserci sentore di una schiarita.
Ecco perciò i nostri eroi nel museo-castello di Vallauris, aggirarsi tra la ricca collezione di ceramiche, de quelle precolombiane a quelle liberty a quelle firmate da Picasso; e soffermarsi davanti alla bella raccolta di opere di Magnelli; per finire davanti alla cappella della Pace di Picasso. Un vago spiraglio di sole ci accompagna mentre percorriamo la via centrale del paese, tra i negozietti di ceramica e profumatissime erbe ed essenze di Provenza. Su questo scenario i Roccavilla ci salutano; mentre i nove del pullmino, tenacemente, provano a cogliere di sorpresa il massiccio dell'Esterel, tentando di avvicinarlo tra una goccia e l'altra di pioggia e di compiere la tanto attesa passeggiata. Niente da fare. È il diluvio. Si comincia a sospettare che il presidente onorario abbia potenti entrature molto in alto, perché il suo desiderio che piova nel momento in cui dovremmo uscire all'aperto viene prontamente esaudito. Invece di passeggiare, perciò, ci esibiamo in un laborioso picnic sotto la pioggia, tra pullmino e ombrelli, allietato dalle immancabili bottiglie; e proseguiamo con una tappa per crêpes a St. Raphaël, dove, dal caffé in cui ci sistemiamo, possiamo assistere al triathlon, al quale, tra una scarica di pioggia e una schiarita, partecipa un cospicuo numero di concorrenti visibilmente stravolti. Nei rari momenti in cui la pioggia s'interrompe qualcuno prova, a più riprese, a proporre di fare due passi: ma, implacabile, Dino interviene con la sola forza del pensiero e il diluvio ricomincia.

Alle quattro del pomeriggio, svanito ormai il rischio di dover camminare, il tempo finalmente si risolleva un po'. Ovviamente è ora di partire: si torna a casa. Il ritorno è caratterizzato da due particolari salienti.
Il primo: i gitanti cantano a squarciagola intonando splendidi cori a più voci (non necessariamente cantando contemporaneamente la stessa canzone). Gli effetti polifonici raggiunti possono definirsi struggenti.
Secondo particolare: per controbilanciare, e possibilmente interrompere gli sfoghi canori Dino s'interpone tra un coro e l'altro raccontando barzellette a raffica. Bisognerebbe che un giorno ne pubblicasse qualcuna su questo bollettino. Cori e barzellette sono la prova che la compagnia è stata eccellente e la gita, in barba alle bizze di Giove Pluvio, ha lasciato tutti col cuore contento e pieno di gratitudine per Paolo e Marisa Noire che l'hanno organizzato e per Stefano che ci ha condotti.
È solo il caso di aggiungere qui di seguito le parole di una canzone con la quale abbiamo accompagnato il viaggio: parole cariche di significato profondo, che tutti i soci dello Ski Club dovrebbero imparare a memoria per essere in grado di ripeterle in coro alla prossima occasione.

Eccole: prima strofa:
Lalalà lalalà lalalaaaa, Lalalà lalalà lalalaaaa. Lalalà lalalà lalalaaaa? Lalalà lalalà lalalaaaa!

ritornello: Lalà lalà laralaralà, Lalà lalà laralaralà.

seconda strofa: Lalalà lalalà lalalaaaa, Lalalà lalalà lalalaaaa. Lalalà lalalà lalalaaaa? Lalalà lalalà lalalaaaa! (eccetera, eccetera, eccetera).

Partecipanti
Giuliana Tellone, Paolo e Marisa Noire, Dino Barattieri, Roccavilla,
Condizioni
pioggia, vento
Galleria di prova
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