Viaggio alle Isole Svalbard
24/04/1996

Viaggio alle Isole Svalbard

Autore: Michele Canonico

Tratto da: Bollettino

Domenica 21.4.1996

In Italia si vota. All'arrivo alla stazione di Milano ci incontriamo con la Franca proveniente da Pescara. Ci trasferiamo con il bus navetta a Linate con i nostri voluminosi bagagli.

Volo Milano - Stoccolma - Oslo - Tromso.

Arriviamo a Tromso alle 23 e si attende quasi con apprensione il volo per Longyearbyen (L) delle 0.30.
Questo arcipelago delle Svalbard detto anche delle Spitzbergen per via del nome tedesco delle due isole più grandi, ci incute timore sia per la sua latitudine artica che per i racconti di chi ci ha preceduti narranti situazioni e condizioni quasi estreme.
Dall'aereoporto osserviamo la città di Tromso tutta illuminata nella notte. Nella hall di attesa c'è il "Bear Bar" ma a quell'ora è chiuso. Sul bancone è posato un vaso termico colmo di caffè con il cartello "per i viaggiatori diretti a Longyearbyen".

Imbarcati su un DC9 (un aereo così grande atterra alle Svalbard!), consultando le cartine constatiamo che per raggiungere la nostra meta occorre percorrere ben 950 Km in direzione Nord (da 65° Lat. N di Tromso a 78° Lat. N di L.), ben 600 Km oltre Nord Cap.
Dopo circa un'ora di volo notiamo che il mare sottostante incomincia a gelare e poi assistiamo all'alba ed al levarsi del sole, sono le 1,30 di notte.
Le isole Svalbard si preannunciano con delle piccole isole montagnose che emergono dalla superfice gelata del mare. L'aereo perde quota ed entra lentissimo, a bassa quota nel lungo fiordo di L. contornato di ghiacciai e montagne innevate, ci scateniamo a fotografare questo inconsueto e bellissimo paesaggio illuminato dal sole delle 2 di notte ! .

Atterrati ci rendiamo subito conto della rigida temperatura che regna. Foto di gruppo e poi a ritirare i bagagli nell'hangar dominato da un gigantesco orso polare. Facciamo conoscenza con Jorn il nostro accompagnatore, giovane, biondo e simpatico vichingo. Con la camionetta di Jorn ci trasferiamo in albergo nel villaggio e constatiamo come questo insediamento era un tempo un grosso centro minerario con ben 7 miniere in attività. Infatti la zona è cosparsa di cumuli di materiali di riporto ed attraversata da trasportatori aerei con tralicci in legno ed ormai fuori uso (ora vi sono solo più 2 miniere in attività). Si entra in albergo e si va a dormire, ci pare molto strano con quel sole che splende alto nel cielo!

Lunedì 22.4.96

Ore 10 appuntamento per la prima colazione. Attendo in strada un po’ intorpidito i compagni ed ammiro questo paesaggio atipico. Il villaggio è sparso al fondo di una vallata incassata che sfocia sul fiordo gelato, al di là del fiordo confluisce una enorme vallata contornata da rilievi di circa 400 - 500 m che presentano pendii invitanti alle escursioni con gli sci, in alto della valle si intravedono i contorni di grandi ghiacciai immacolati. La neve è molto fredda il tempo splendido, l'alta ciminiera della centrale elettrotermica lascia uscire un fil di fumo bianco che s'innalza verticalmente, segno di bassa pressione.

L'abbondante colazione nordica la consumiamo in una costruzione di legno costruita per ospitare i minatori ed ora è adattata ad albergo. Alle pareti sono appese vecchie fotografie che ritraggono la dura vita di miniera.
Dopo colazione andiamo al magazzino sul bordo del mare dove Jorn ha il deposito dei materiali per le spedizioni.
Siamo sorpresi nel constatare che molte persone girano per il villaggio con il fucile a tracolla: chiediamo informazioni a Jorn il quale ci spiega che in quest'arcipelago vivono circa 2.000 persone e 10.000 orsi polari liberi e protetti. Siccome sono successi molti incidenti drammatici, il Governatore vieta di allontanarsi dal villaggio se non si è armati con un'arma con calibro di almeno 7,62 (calibro da guerra). Queste armi possono anche essere noleggiate.

Preparativi per il viaggio: ci vengono consegnate le Pulke individuali, i viveri: minestre disidratate, cioccolata, Musli, burro, latte e caffè in polvere, pane croccante, burro salato, frutta secca e sacchetti per preparare bevande. Veniamo addestrati al montaggio ed allo smontaggio delle tende ( 1 per due persone), accendere il fornello (semplicissimo) per sciogliere la neve ed affardellare la Pulka.
Cena in un buon ristorante e poi a letto a goderci questa ultima notte in condizioni confortevoli.

Martedì 23.4.96

Tempo bello senza vento, il fumo esce sempre verticale dalla ciminiera della centrale, brutto segno che la bassa pressione persiste.
Andiamo al magazzino a fare l'inventario dei materiali, ad affardellare la Pulka ed effettuare le prove di marcia.
Jorn sistema sulla sua Pulka una carabina ben a portata di mano ed una pistola a tamburo carica, ci raccomanda di non lasciare la compagnia per nessun motivo. Mentre attendo la partenza faccio una riflessione sul mio abbigliamento che, viste le temperature esistenti considero un po' scarso. Lampo di genio! Mi faccio prestare da Jorn una pesante tuta da motoslitta con interno in pelliccia, che mi sarà in seguito, durante i bivacchi estremamente utile.

Finalmente verso le 12 si parte, a queste latitudini in questi mesi non c'è fretta tanto il sole non tramonta mai e la neve rimane sempre fredda.
Che strano procedere con gli sci trascinando quella specie di slitta che spinge e frena continuamente ad ogni passo! Mi rendo subito conto che con questa attrezzatura non potremo percorrere ogni giorno molta strada, massimo 25 - 30 Km e poi come faremo se le pendenze saranno erte?
Si contorna, dapprima, lentamente l'estremità del fiordo di L. e gli incontri che facciamo mi convincono sempre più che il problema orsi è reale. Tutte le persone sono armate, anche quella graziosa signora che con gli sci accompagna la figlioletta in una Pulka trainata da un cane Aski. Di tanto in tanto incontriamo esemplari di fauna locale: foche, renne e specie di grossi gabbiani.
Verso le 18 siamo al dilà del fiordo, proprio di fronte al villaggio di L.. Si monta l'accampamento, tutto sommato ce la caviamo bene, anche le "girls", come Jorn chiama Franca e Giuliana. Alle 20 dopo una frugale cena partiamo con gli sci per una escursione su di una montagna vicina di circa 500 m. Finalmente, comè bello procedere senza il peso della slitta! Dalla sommità si osserva l'immensità del fiordo di L. dove l'orrizzonte si confonde tra ghiaccio e cielo. Discesa inebriante in neve polverosa, ore 22, e poi al campo ci prepariamo per trascorrere la prima notte di bivacco. Prima di ritirarsi Jorn stende attorno al campo un filo metallico, collegato al percussore di un petardo militare. In caso s'avvicinasse un orso, urtando il filo, farebbe scoppiare il petardo e la deflagrazione dovrebbe impauire la bestia: speriamo in bene!
Temperatura esterna - 8, interna tenda - 2. Stento ad addormentarmi, ogni minimo rumore lo immagino provocato da un famelico orso affamato di turisti italiani.

Mercoledì 24.4.96

Il risveglio è drammatico: il tempo è cambiato, spira un freddo vento da Ovest, grandi nuvoloni neri si rincorrono nel cielo. Il terreno è continuamente spazzato dalle raffiche di vento che liberano grandi lastre di ghiaccio sulle quali non si riesce a restare ritti. La temperatura è ulteriormente scesa a - 12. In queste condizioni ci apprestiamo alle prime necessità mattutine, naturalmente senza lasciare il campo, ad un minimo di toeletta ed a preparare la colazione con quei dannati fornellini che fanno tribolare. Chiedo a Jorn le previsioni del tempo e lui indifferente e beffardo mi dice di non preoccuparsi che in fondo è questo il tempo prevalente in queste isole. Io rassegnato trovo un po' di conforto indossando la mia provvidenziale tuta da motoslitta. Colazione all'addiaccio, smontaggio del campo, affardellamento dei bagagli sulle Pulke e… pronti a muovere! Il tutto in due ore.

L'intinerario odierno prevede il raggiungimento di un altro fiordo separato da quello di L. da un sistema montuoso con scavalcamento di un passo su ghiacciaio di circa 700 m. Si percorre d'apprima una lunga valle incassata, almeno qui si è al riparo dal vento! Le difficoltà sorgono quando si deve superare le pendenze del labbro inferiore del ghiacciaio. È necessario fare salire le Pulke una per volta tirate e spinte da almeno due persone senza sci. Che faticaccia! Jorn insiste nel raccomandarci di non isolarci perchè il problema orsi esiste anche sulle montagne. Alla fine risaliamo il ghiacciaio ma purtroppo non possiamo ammirare questi luoghi stupendi perchè la visibilità si è ridotta. Superiamo il colle sommitale e ci apprestiamo ad affrontare la prima discesa con le Pulke: tecnica di ritenuta a spazzaneve, divertente.
Ora nevica abbondantemente e, dopo aver disceso circa 200 m si decide di fissare il campo e di preparare dei viveri caldi. Dopo la cena al caldo nei nostri sacchi da bivacco ci torna l’allegria e ci abbandoniamo nel sonno ristoratore.

Giovedì 25.4.96

Tempo grigio, nella notte è caduto un 30 Cm di neve. Si smonta il campo e si torna a scendere. Il tempo migliora progressivamente e quando giungiamo sulla riva del braccio di mare che ci separa dalle grandi isole Spitzberger riceviamo i primi raggi di sole che illuminano e colorano questo fantastico ambiente artico.
Il mare gelato è corrugato come se i grandi lastroni che lo ricoprono fossero stati sospinti uno contro l'altro da una forza immane. Oltre il braccio di mare sorge una maestosa catena di montagne stimate sui 700 m presentanti le pareti rivolte verso di noi striate da faglie orrizzontali geometricamente equidistanti. Ci fermiamo sulla riva di una dolce caletta dominata da una graziosa casetta di legno probabilmente dei pescatori.

Jorn ci comunica che in quel punto dovrà raggiungerlo la sua aiutante Kathrine per sostituirlo in quanto lui dovrà rientrare a L. per accompagnare una troupe televisiva a filmare gli orsi in una zona molto popolata.
Nell'attesa ci avviamo con gli sci a fare una passeggiata sul mare. Il percorso tra piccoli iceberg, crepacce ondulazioni è molto suggestivo e spettacolare, mi tornano negli occhi le immagini della Groenlandia.

Dopo un paio d'ore ritorniamo nella nostra caletta ed incominciamo a montare il campo.
Qualcosa si muove sul colle innevato che sovrasta il nostro campo poi questo puntino lontano punta direttamente verso noi, individuiamo che si tratta di una motoslitta con il faro acceso, è Kathrine che in pochi minuti sopraggiunge a tutta velocità tra sbuffi di neve. È una bellissima ragazza altissima ma proporzionata, naturalmente bionda, con gli occhi celesti ed il nasino all'insù, che sostituisce Jorn. Sbarca il suo bagaglio insieme alla sua carabina personale. Si monta un tendone cucina, una stufa a carbone trasportati con la motoslitta, si consuma un pasto caldo e poi dopo le ultime raccomandazioni Jorn ci lascia promettendoci di ripassare a trovarci nei giorni seguenti.
Socializzaziamo con K. e veniamo a sapere che è una studentessa in mineralogia e la sua famiglia abita a Bergen. Lei è alle Svalbard per la sua tesi e nel frattempo aiuta Jorn nella sua attività. Ci racconta che lei pratica molto il trekking in canoa nei mesi più caldi.

Venerdì 26.4.96

Finalmente tempo splendido, senza vento. Senza smontare il campo partiamo per effettuare un'escursione con gli sci lungo Ia costa. Con quel sole, con quella neve ed in questi posti tutti ci sbizzariamo a scattare fotografie. Al dilà del mare si scorge una lunga teoria di cime innevate e grandi ghiacciai, sul mare ghiacciato scorgiamo foche e qualche tricheco. Siamo ora tutti felici e ci godiamo interamente questa giornata di quasi riposo. Per cena ci cuciniamo un'ottimo piatto di spaghetti De Cecco per la quale ditta la Franca ha promesso fotografie promozionali: piatti di spaghetti con orsi sullo sfondo ecc.

Sabato 27.4.96

Tempo grigio, poco vento. Mentre smontiamo il campo arrivano tre motoslitte, due con il rimorchio: è Jorn con i suoi clienti che ci salutano ed affrontano la traversata del braccio di mare per raggiungere una remota vallata che si intravvede all'orrizzonte.
Ci avviamo dapprima sul mare costeggiando la riva e poi imbocchiamo una valle che, dalle carte, constatiamo ci condurrà su un ampio ghiacciaio. Il vento aumenta d'intensità, spira teso e freddissmo, - 16, di traverso al nostro senso di marcia. Siamo costretti ad indossare anche le maschere facciali. Kathrine è veramente forte, fa lei l'andatura senza perderci di vista un'istante. Più su nella valle si cammina più riparati e ci rammarichiamo che con quella scarsa visibilità non possiamo ammirare il meraviglioso paesaggio che ci circonda. Arriviamo sul ghiacciaio dolcemente e poi al colle sommitale dal quale incominciamo a scendere. Giungiamo poi su una vasta spianata dove fissiamo il campo senza dimenticarci del filo perimetrale anti orsi.

Domenica 28.4.96

Per tutta la notte ha imperversato la bufera ed al risveglio il maltempo continua e non c'è visibilità. Dopo la colazione valutiamo la situazione ed il da farsi. Kathrine ci dice che sapendo che scendendo lungo la valle si giunge in una vasta area aperta dove è facile perdere ladirezione, lei preferisce attendere una schiarita prima di procedere .
Dedichiamo la giornata a socializzare ed a scherzare. Cerchiamo di prepararci qualche piatto un po' più elaborato ed a riposare. In fondo in queste tende non si stà poi malaccio. Nel pomeriggio è di ritorno Jorn con i suoi clienti: la cattiva visibilità(per dirigersi hanno dovuto ricorrere al Satellitair), guai ad una motoslitta gli hanno fatto anticipare il rientro. Verso sera il tempo migliora e possiamo ammirare la vastità di questo ghiacciaio contornato da splendide montagne. Peccato, in questa giornata, con il tempo buono, avremmo potuto effettuare un'escursione molto interessante!

Lunedì 29.4.96

Partenza ore 8, tempo splendido. Incominciamo la discesa nella lunga vallata, verso il fiordo di L. La valle man mano che si scende si allarga fino a confluire in grandi pianori e poi nel larghissimo avvallamento che conduce a L. Tira un vento molto forte per fortuna a favore, la temperatura è di - 21*. Sfiliamo ora alle pendici di montagne costellate di vecchie miniere di carbone ora abbandonate. Le prime case una strada e poi la camionetta di Jorn che ci viene incontro. Lasciamo l'equipaggiamento al magazzino e ci avviamo finalmente all'hotel. Questo albergo, molto confortevole, tutto in legno, poggiante su palafitte, era stato costruito a Lillehammer per i giochi olimpici. Una volta terminati è stato interamente smontato e trasportato a L. Che piacere la doccia, radersi, sdraiarsi su di un letto vero!
A cena siamo ospiti dell'organizzazione turistica dove consumiamo un pasto dignitoso e ci vengono mostrate diapositive, molto belle, di luoghi, fauna e flora di questo arcipelago.

Martedì 30.4.96

La giornata è a disposizione. Noleggiamo un elicottero e ci facciamo condurre a Ny Alison, il villaggio più settentrionale d'Europa! Dall'alto il paesaggio che ci scorre sotto è davvero spettacolare. Dopo il braccio di mare del fiordo di L., sorvoliamo immensi ghiacciai immacolati, una selva di montagne letteralmente sepolte dalla neve, colori sfumati non una traccia umana visibile. Si scende in questo piccolo villaggio formato da case in legno direttamente in uno spiazzo adiacente gli edifici principali. Ny Alison è un villaggio, data la sua latitudine, nel quale viene svolta una certa attività scientifica metereologica e geofisica. Nei mesi più caldi è meta turistica molto ambita anche perchè sorge in un ampio golfo nel quale si gettano tre maestosi ghiacciai. Questo villaggio, come L., fu fondato verso la metà del 1800 ai bordi di un grande giacimento di carbone. È visitabile un museo che espone vecchie foto dell'attività mineraria, antichi utensili per l'estrazione del minerale e sono ricostruite alcune scene della dura vita di allora.
Ci rechiamo a rendere omaggio alla targa ricordo fissata al traliccio sul quale fu ormeggiato prima il dirigibile Norge di Amundsen e poi il dirigibile Italia di Nobile partiti da qui per la conquista del Polo Nord. Giraudi inaspettatamente sorte dal suo giubbotto il suo vetusto cappello d'Alpino ed una sdrucita bandiera tricolore con stemma Savoia e si fà immortalare di fianco alla leggendaria targa.

Si rientra, il pilota dell'elicottero ci fa effettuare un'ampio giro della baia fino a sorvolare da vicino le seraccate dei grandi ghiacciai e poi punta in un dedalo di vette avvallamenti passi, una zona dove paiono infinite le possibilità di gite sci-alpinistiche e poi di nuovo questa dimensione dell'immenso.
Rientrati a L., consueta attività di shopping e poi a cena insieme a Katy e Jorn in un lussuoso ristorante locale.

Mercoledì 1.5.96

È l'addio. Lasciamo l'Hotel Artic, salutiamo Jorn il quale ci racconta che ha trascorso la "nottata" scivolando sulla neve delle montagne che ci circondano con il surf, che fisico questi norvegesi ! Ancora da bordo dell'aereo ammiriamo per l'ultima volta queste montagne bellissime e misteriose, già alcuni di noi progettano un prossimo ritorno. Ci attende ora un'intera giornata da un aereoporto all'altro prima di sbarcare a Milano.

È stato un viaggio veramente inconsueto; Severo per le condizioni ambientali, affascinante per i posti visti e vissuti, interessante sotto tutti gli aspetti. Il modo che abbiamo scelto di spostarci con Pulka e tende, la possibilità d'incontrare orsi polari, ci ha però limitato molto e ci ha vincolato nella libertà di poterci muovere a piacimento.

Partecipanti
Michele Canonico, Alberto Giraudi,
Condizioni
Vento, freddo

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